#WOMENIRL

#WOMENIRL : Alice Pfeiffer

04 Maggio 2016

Ogni settimana sul blog KISS dedichiamo la nostra attenzione ad una donna. Perché le donne sono audaci, pragmatiche, creative, artiste, ricercatrici, giornaliste, boss (la lista non è finita) e ci ispirano.

Dopo aver incontrato Maryam, coach sportiva e ballerina, ecco Alice Pfeiffer, giornalista di moda e sociologa!

Alice si laurea a Londra in Gender Studies prima d’iniziare a scrivere per giornali del calibro del New York Times. Decide, in seguito, di orientarsi verso il giornalismo di moda con un approccio sociolinguistico inedito dimostrando così che la moda non è per niente futile…  Oggi Alice ha una rubrica su Les Inrockuptibles e lavora come giornalista di moda per Le Monde e M le magazine du Monde.

Il suo percorso ti fa sognare? Nulla è impossibile! Leggi il seguito…

portrait alice 2

Perché diventare giornalista di moda?

Alle spalle ho un percorso di antropologia e più precisamente una laurea in Gender Studies. Per me, la moda è un prisma che consente di capire e analizzare vari aspetti sociali. Non è tanto la moda in sé ad affascinarmi, quanto il ruolo che questa riveste nella società. Durante i miei studi, mi sono resa conto che gli ambienti intellettuali erano molto distanti da quelli più popolari: troppe poche tesi su Kim Kardashian, sul twerk o sulle sneakers. Scrivere di moda per un giornale serio permette di legare questi due universi.

Cosa ti ha spinto a lanciarti?

Non saprei dire se « mi sono lanciata ». Mio padre, un uomo molto saggio, mi ha sempre detto « la sola libertà che abbiamo nella vita è di accettare o meno delle opportunità che ci si presentano ». Io ho avuto la possibilità di incontrare un redattore del New York Times alla fine dei miei studi,  ci ho provato, ho incrociato tutte le dita possibili sperando che il mio profilo potesse cattuare la sua attenzione. Giorno dopo giorno, ho avuto la libertà di scegliere i temi che mi appassionano veramente ed oggi tratto argomenti in apparenza leggeri ma da un punto di vista che leggero non è.

Quella volta in cui ti sei detta «brava»?

Sono riuscita a fare una vasca intera nuotando a dorso senza battere la testa arrivando: in quell’occasione mi son detta brava Alice, i tuoi riflessi sono più sottili di un cane da combattimento. Scherzi a parte, ogni nuova occupazione mi lusinga, ogni complimento su un foglio di carta anche, sono felice di fare qualcosa che venga letto e piaccia (lo spero più che altro).

Chi ringrazieresti il giorno in cui vincerai il premio Pulitzer?

La mia mamma, il mio papà e il mio gatto Maurice Pfeiffer. E ovviamente il blog Kiss per aver saputo leggere la sfera di cristallo predicendo questo premio.

Un consiglio per tutte coloro che vorrebbero imitarti?

Il lavoro è il lavoro. In altre parole, bisogna diffidare dei milleuno consigli provenienti dagli ambienti mondani  della serie « Frequenta questi posti », « Fai la simpatica con Tizio, fatti vedere con Caio ». Chi potrebbe assumerti di certo non sta sorseggiando un Tequila in discoteca, ma lavora e cerca qualcuno che lavori altrettanto. Il lavoro prima della vita sociale di facciata.

La musica che ti dà la carica?

Tutto ciò che ho potuto ascoltare durante la mia adolescenza, dunque da 15 anni e mezzo fino al mio debutto nel mondo del lavoro. Dalle Destiny’s Child a Radiohead, da R.Kelly ai Nirvana.

Il lavoro più assurdo che hai mai pensato di fare (astronauta, trapezista…)?

Ballerina del ventre e non sto scherzando.

Un consiglio stiloso?

Se ti senti Carnevale, cambiati.

 

www.instagram.com/alicepfeiffer